Migrare un sito WordPress senza downtime, la procedura corretta passo per passo
Cambiare hosting è una delle operazioni più delicate nella gestione di un sito WordPress, e la domanda che ci si pone quasi sempre è la stessa. Il sito resterà offline durante il passaggio? Con l'ordine di lavoro corretto, la risposta dovrebbe essere no.
Il principio di base
La regola è semplice da dire e facile da rompere quando si ha fretta, mai toccare il sito attivo finché quello nuovo non è pronto, testato e verificato in ogni sua parte. In pratica si copiano file e database sul nuovo hosting, si configura l’ambiente, e si controlla che il sito funzioni tramite un indirizzo temporaneo, di solito l’IP diretto del server oppure modificando il file hosts del proprio computer per vedere il sito nuovo senza toccare il DNS pubblico. Solo dopo, quando tutto è verificato, si passa alla parte visibile agli utenti.
In questa fase di test vanno controllati tre punti in particolare. Il database va verificato con attenzione alla codifica dei caratteri, perché non è raro che accenti e caratteri speciali si rompano durante l’importazione se il vecchio database usava una codifica diversa da quella impostata sul nuovo server, tipicamente latin1 contro utf8mb4. I link interni vanno controllati uno per uno nelle pagine principali, perché molti puntano ancora al vecchio dominio o al vecchio percorso dei file caricati, e su siti grandi conviene usare un plugin come Better Search Replace per sistemarli in blocco invece che a mano. Modulo di contatto, plugin di sicurezza e sistema di cache vanno riconfigurati da zero sul nuovo ambiente, perché spesso mantengono impostazioni legate al vecchio server, tipo un indirizzo IP nella whitelist del firewall che sul nuovo hosting non esiste più. Questo è il momento in cui emerge la maggior parte dei problemi, ed è anche il momento migliore per trovarli, perché il sito originale resta attivo e pienamente funzionante durante tutta la verifica.
Il passaggio del DNS
Solo dopo aver controllato che tutto funzioni si aggiornano i record DNS per far puntare il dominio al nuovo server. Qui c’è un dettaglio tecnico che molti sottovalutano, la propagazione DNS non è istantanea e può richiedere da pochi minuti fino a 24-48 ore a seconda del provider e del valore TTL impostato in precedenza sul record. Per questo conviene, qualche giorno prima della migrazione, abbassare il TTL del dominio a un valore basso, tipo 300 secondi invece dei classici 3600 o 86400, così il cambiamento si propaga molto più in fretta quando arriva il momento vero del passaggio.
Il vecchio hosting va tenuto attivo per una o due settimane dopo il cambio, anche se il nuovo sito sembra funzionare perfettamente fin da subito. Capita spesso che alcuni visitatori o i motori di ricerca continuino a raggiungere il vecchio indirizzo per giorni, per via della propagazione non ancora completa ovunque, ed è successo più di una volta che chi ha chiuso il vecchio hosting troppo presto si sia trovato con il sito irraggiungibile per una parte degli utenti proprio nei giorni più delicati. Avere un piano di ripiego pronto, senza dover reinstallare tutto da zero se qualcosa va storto, vale sempre più del costo di un mese di hosting in più.
L’errore della posta elettronica
Un errore comune, anche tra chi ha già fatto diverse migrazioni, è dimenticarsi della posta elettronica associata al dominio. Se le email passano da un servizio separato come Google Workspace o un provider di posta dedicato non ci sono problemi, ma se dipendono dallo stesso server che ospita il sito, tipo un classico account su cPanel, serve pianificare il trasferimento della posta con la stessa cura riservata al sito. In questi casi conviene abbassare anche il TTL del record MX insieme a quello del dominio, e verificare che i client di posta dei collaboratori siano configurati con IMAP e non POP3, perché con IMAP le email restano sincronizzate sul server e il rischio di perderle durante il cambio è molto più basso.
Cambiare hosting dovrebbe essere una formalità amministrativa, non il momento in cui emergono tutti i problemi che il vecchio server nascondeva.
Una migrazione pianificata con i tempi giusti non dovrebbe essere percepibile da chi visita il sito ogni giorno. Diffidare sempre di chi propone di completare l'intera operazione in poche ore senza un piano di verifica strutturato.
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