Migrare un sito WordPress senza downtime: la procedura corretta passo per passo
Cambiare hosting è una delle operazioni più delicate nella gestione di un sito WordPress, e la domanda che ci si pone quasi sempre è la stessa: il sito resterà offline durante il passaggio? Con l'ordine di lavoro corretto, la risposta dovrebbe essere no.
Il principio di base, semplice da enunciare ma facile da violare se si ha fretta, è non toccare mai il sito attivo finché quello nuovo non è pronto, testato e verificato in ogni sua componente. In pratica significa copiare file e database sul nuovo hosting, configurare correttamente l’ambiente, e verificare che il sito funzioni tramite un indirizzo temporaneo, di solito l’IP diretto del server o un dominio di prova, prima ancora di intervenire sul DNS pubblico.
In questa fase di verifica vanno controllati in particolare tre elementi: che il database sia stato importato senza errori di codifica dei caratteri, che tutti i link interni funzionino correttamente senza puntare ancora al vecchio server, e che moduli di contatto, plugin di sicurezza e sistema di cache siano configurati correttamente per il nuovo ambiente. È il momento in cui emerge la maggior parte dei problemi tecnici, ed è anche il momento migliore per individuarli, dato che il sito originale resta attivo e pienamente funzionante durante tutta questa fase.
Solo dopo aver verificato che tutto funzioni correttamente si procede all’aggiornamento dei record DNS per far puntare il dominio al nuovo server. Qui entra in gioco un dettaglio tecnico spesso sottovalutato: la propagazione DNS non è istantanea, e può richiedere da pochi minuti a diverse ore a seconda del provider e del valore TTL impostato in precedenza sul record. Per questo motivo, alcuni giorni prima della migrazione, è buona pratica abbassare il TTL del dominio, in modo che il cambiamento si propaghi molto più rapidamente quando arriva il momento effettivo del passaggio.
Il vecchio hosting va mantenuto attivo per una o due settimane dopo il cambio, anche quando il nuovo sito sembra funzionare perfettamente fin da subito. Non è raro che alcuni visitatori o motori di ricerca continuino a raggiungere il vecchio indirizzo per giorni a causa della propagazione DNS non ancora completa ovunque, e disporre di un piano di ripiego immediato, senza dover reinstallare tutto da zero in caso di problemi imprevisti, vale sempre più del costo di un mese di hosting aggiuntivo.
Un errore comune, anche tra chi ha già esperienza in questo tipo di operazioni, è dimenticare la gestione della posta elettronica associata al dominio durante il trasferimento. Se le email vengono gestite da un servizio separato dall’hosting del sito non ci sono problemi, ma se dipendono dallo stesso server serve pianificare il trasferimento della posta con la stessa attenzione riservata al sito, altrimenti il rischio concreto è perdere messaggi in arrivo proprio nei giorni della migrazione.
Cambiare hosting dovrebbe essere una formalità amministrativa, non il momento in cui emergono tutti i problemi che il vecchio server nascondeva.
Una migrazione pianificata con i tempi giusti non dovrebbe essere percepibile da chi visita il sito ogni giorno. Diffidare sempre di chi propone di completare l'intera operazione in poche ore senza un piano di verifica strutturato.
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